Come tutti si adoperano per rattoppare le crepe della bolla…

Il mondo sembra rasserenarsi, parole come recessione, crisi, de-regulation,lehman, fanno da eco ad un periodo passato. Come dopo il bombardamento di un edificio, ci si preoccupa di rimettere a posto i mattoni piuttosto che angosciarsi per il fardello di un passato ancora troppo vicino, cosi la nuova era che si affaccia è all’insegna della ricostruzione più che del rimpianto , o almeno cosi dovrebbe essere. Nello scenario economico è scontro, ora ai guru della finanza spetta l’onore o meglio l’onere di riassestare il mucchietto d’ossa, al fine di creare uno scheletro ben presentabile che regga almeno ai prossimi colpi di tosse dell’economia. Li dove tutto è nato, nella lontana America delle buone speranze, è il luogo dove ora si parla di ripresa, il neopresidente Obama ha la possibilità di accrescere il suo consenso tirando un forte scacco all’ala dei conservatori che già lo vede come il tormentone “fuso” dell’anno. Dopo anni di unilateralismo e di accentramento della passata gestione Bush, il nuovo continente apre le porte ad uno scenario globale e internazionale, invitando nelle proprie terrazze per la prima volta paesi e potenze emergenti(G20). Da la su, c’è da dirlo, si gode di una vista panoramica, e la buona aria che si respira sembra schiarire le menti decisionali ad un intervento post-crisi alquanto brillante. Oltre all’invito ad allargare il commercio all’intero globo evitando un protezionismo soffocante, e oltre la nobile intenzione di sbarrare l’enorme circuito di una riconosciuta generosità nei riguardi dei manager, nei cortili di Pittsburgh si è brindato all’iniziativa di lobotomizzare le aree malate dell’economia nei paradisi fiscali e di pompare ossigeno agli istituti finanziari per evitare nuovi eccessi di debito. In casa democratica, però le cose non vanno tutte rose e fiori, mentre si progetta e si varano nuove forme di garanzia e di risoluzione, al vertice dell’opinione economico-amministrativa si combattono diverse scuole di pensiero, ognuna con le sue buone intenzioni. L’idea che la manovra salva-crisi non abbia sbloccato l’economia serpeggia insidiosa sotto i tappeti di Washington, i 787 miliardi affidate alle mani abili e speculative dei banchieri non garantiscono salvezza per la vera economia, quella di cui fanno parte i 15 milioni di disoccupati sparsi nel continente e i 2 milioni di pignorati dall’inizio della crisi. Soldi che entrano in quantità industriale senza avere un riscontro reale di utilizzo, e banche troppo grandi per sopravvivere a questi nuovi assetti. Spostandoci nei palazzi di Wall Street la situazione sembra navigare a gonfie vele, cosi bene che una nuova bolla sta emergendo dal famoso calderone della piazza economica, le banche cariche di denaro, riprendono la loro piena attività rischiando di perdere sistematicamente la situazione dalle loro mani e di entrare nuovamente in quel processo anti-inflazionistico, che prevede l’aumento rapido del costo del denaro, rischiando di portare sulla scena un periodo di forte instabilità dei prezzi. Ma nuovi venti di positività sembrano lambire i lati della struttura finanziare, nella casa bianca un rivolo di speranza scorre tra le scorie di un paese ancora troppo sconvolto. Il “Superman” Obama è chiamato a fronteggiare la sfida del decennio, questa nuova manovra, per alcuni fallimentare non ha stimolato nulla, se non le ghiandole erogene dei banchieri e degli istituti finanziari. Quindi forza signor Barack, ammettiamo l’errore e ricominciamo, dopo tutto sei il Presidente degli Stati Uniti d’America. Yes, you can!



